Ladro di storie

Tra qualche minuto il sole sparirà dietro la Torre dell’Elefante. In alto, alla mia destra, c’è Castello, forse il primo quartiere di Cagliari in cui il sole si tuffa, a fine giornata.

Cammino lungo via P., nei meandri del quartiere San Benedetto, perciò non  vedrò l’ultimo raggio. La luce in questi minuti di passaggio, nel mese di Ottobre in particolare, possiede un’inconfondibile sfumatura ruggine e azzurra, testimonia l’avvicendarsi delle stagioni, la presa di posizione dell’autunno che occupa definitivamente il suo scranno e accorcia le giornate.

Incrocio poche persone, tutti indossiamo la mascherina. Forse conosco quegli occhi nocciola, ma nella frazione di secondo dell’incontro fortuito, nel dubbio, non mi arrischio a salutare.

Mi viene in mente la sera di un Dicembre lontano: mancano poche ore a Natale e lo stesso marciapiede semivuoto che sto calpestando in questo momento è un inferno di  anime indaffarate, sorridenti e isteriche, il cui vociare a stento copre le carole gracchianti dalle casse ben camuffate sul carro-slitta di Babbo Natale.

“It’s Christmas time in the city…”

Il buon vecchio Santa, quell’anno, faceva avanti e indietro nel quartiere e chiunque avesse incontrato un amico avrebbe dovuto fare uno sforzo per farsi sentire o avvicinarsi, aprendo un varco nella fiumana di persone, e per un abbraccio al volo, il calore di un istante sulle guance ghiacciate.

Mi chiedo come sarà il prossimo Dicembre e quando tutto il brulicare un po’ sciocco e consumista del Natale potrà tornare a risuonarci nelle orecchie.

Sapremo reagire e adattarci a ciò che verrà, ne sono convinta, e la sicurezza si rafforza quando lo sguardo si posa su una mamma e la sua bambina, sedute a un tavolino dentro un caffè. Diligentemente indossano la mascherina, come il cameriere, e la tolgono per assaporare qualche leccornia. Intanto quell’ultimo raggio di sole, il saluto del giorno alla notte, si riflette su una delle graziose vetrine serigrafate del locale.

In una fredda serata prenatalizia, chiassosa e brulicante, anch’io mi sono seduta in quel caffè, che allora era un po’ diverso, e mi sono goduta tè e biscotti con mia madre. Lei aveva scelto una miscela esotica, aromatizzata al cocco e all’ananas.

Passo dopo passo, ricordo dopo ricordo, la strada, con le vetrine colorate e i cancelli sverniciati, i portoni in legno e i cortili poco illuminati, diventa pagina in cui leggere una storia. Ci sono stati incontri con amici, appuntamenti romantici, libri da scegliere, regali da comprare. Passeggiate tranquille, slalom a passo di marcia, il lento bighellonare notturno.

Cosa leggerà, in questa pagina, la bambina che oggi siede in quel caffè? Lei che, con i suoi passi, sta scrivendo i ricordi futuri? Sapremo adattarci, si. Ma ho la sensazione di assistere a un furto, guardando la piccola, diligente, bambina mascherata.

Lungo via P., lungo ognuna della nostre strade di città piene di vita e di storie, si perde qualche capitolo, magari passando accanto a un lampione che sfrigola, la luce intermittente. In quell’ombra, la bambina potrebbe smarrire il suo amico di peluche, il fermaglio floreale, che le libera la fronte dai capelli rossicci, potrebbe aprirsi.

Piccoli, grandi furti, di passato e di futuro, nelle città dove il ladro agisce a volto scoperto e le vittime indossano la maschera. Ma vanno avanti.

Vanno avanti.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Luca ha detto:

    Ciao Lorella, è molto bello quello che hai scritto, anche se ci sento un retrogusto un po’ amaro, che si è fatto strada con l’approssimarsi del Natale. Io non lo so se qest’anno sapremo adattarci a trascorrere questo momento di Gioia, lontano dagli amici e dai parenti, a festeggiare con la mascherina, se le altre persone non sono conviventi… Mi rattrista un po’, sono sincero, ma se vogliamo che questo brutto momento passi presto, bisogna adattarsi, questo sì…
    Buonanotte, un abbraccio 😉

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    1. Lorella_Co ha detto:

      Ciao Luca! Si, il retrogusto amaro c’è… amo il Natale in tutte le sue sfumature, da quelle più profonde a quelle più frivole, lo ammetto, che però contribuiscono a “fare atmosfera”. Sapremo adattarci, ma a che prezzo? Me lo chiedo soprattutto per i bambini, che fra tutti secondo me stanno facendo le rinunce più grandi. Ai pensieri malinconici cerco però di concedere poco spazio: sarà comunque Natale e spero riusciremo a renderlo speciale, nonostante la mascherina e le distanze. La condivisione sarà forse meno chiassosa, ma magari più carica di significati, meno superficiale, chissà. Rischio di essere retorica, lo so… un abbraccio anche a te!

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      1. Luca ha detto:

        Ciao Lorella! Qando ti ho scritto, non avevo pensato ai bambini; in effetti loro sono le persone che devono fare più rinunce di tutti: non vedere i nonni e tutti gli altri parenti per il pranzo e lo scambio dei regali: che tristezza per loro… ma cercheremo di fare del nostro meglio per farlo passare… buona giornata!

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