Il significato

 

– Oggi è autunno, per davvero.

   Lo disse con una sfumatura di soddisfazione nella voce. Avrei potuto obbiettare che era autunno da un pezzo, ormai, ma avevo capito da quella lieve nota di contentezza a cosa si riferisse.

   L’aria era piacevolmente fredda e di contro la città si stava tingendo di colori caldi; un’offensiva, tesa a suscitare il desiderio di tepore, era stata sferrata dalle vetrine dei negozi, che erano tutte un susseguirsi di tessuti morbidi e voluttuosi, di zucche, cachi e castagne, di libri spessi, storie di conforto con cui riempire le serate via via più buie.

   – Intaglierai la zucca quest’anno?

   La domanda mi prese alla sprovvista, mentre percorrevamo gli ultimi metri della via Dante.

   – Manca ancora un bel po’… ma si, certo che la intaglierò. Sai bene quanto mi diverta.

   – Ne sono felice, avevo paura che rinunciassi, con tutto quello che è capitato. Si, proprio felice. In fondo è merito mio se hai cominciato a farlo. In qualche modo ha dato un significato al nostro rapporto, non credi?

   Mi fermai sul marciapiede, con grande disappunto di un carlino che passeggiava dietro di noi e che, dopo una brusca frenata, mi superò riservandomi uno stizzito sguardo sbilenco.

   – Cosa c’è? – mi chiese in tono innocente, rifilandomi una leggera spallata.

   – Mah… vedi tu. Hai appena detto che la nostra amicizia si fonda sulle zucche di Halloween.

   Scoppiò a ridere.

   – Come al solito hai travisato le mie parole. Volevo dire che grazie a me hai scoperto quanto può essere affascinante rispettare una piccola, antica tradizione, perchè in qualche modo ti rende partecipe di un rito collettivo.

   Ricominciai a camminare. Non mi aveva del tutto convinto, o almeno così volevo che credesse.

   – Mi piace avere questo significato per te- continuò, – Essere qualcuno che ti lega al passato, alla tua identità, e che allo stesso tempo arricchisce il tuo presente.

   – Insomma – sospirai, – Dopo tanto tempo è questo il tuo ruolo nella mia vita. La zucca di Halloween.

  – Sbagli ancora – disse bonariamente, – È il mio significato, non il mio ruolo.

Attraversammo la strada e ci ritrovammo a camminare nella disordinata grandezza di piazza Giovanni. In lontananza le acrobazie degli skaters sul marmo, preparazione, salto e atterraggio, presero a segnare il ritmo del nostro passo.

   – Il ruolo, sai, è un affare pericoloso. Me lo affibbi e io devo tenermelo. Posso provare a cambiarlo, ma sei tu il regista ed è difficile convincerti.  Il significato invece…

   Fece una lunga pausa.

– Ecco. Io spero che, in ogni tuo 31 di ottobre futuro, ci sia quel momento, irrinunciabile qualunque cosa accada, in cui troverai il modo di intagliare su una bella zucca arancione un piccolo, nuovo capitolo della tua storia. E allora sempre, quando ti prenderai del tempo per te, per onorare un momento o una ricorrenza speciale nella tua vita… tu penserai a me.

   Stavolta fui io a scoppiare a ridere.

   – E io che credevo ti stessi sminuendo, con la storia della zucca!

   Le sue guance arrossirono. Farfugliò qualcosa di incomprensibile sfregandosi la nuca.

Ci fermammo a osservare gli skaters e nel silenzio cominciai a provare uno strano imbarazzo per quel “significato” che aleggiava tra gli autobus fermi al capolinea, quasi fosse una creatura alata desiderosa di fuggire via, verso il Parco della Musica, o magari involarsi verso la cima del T Hotel, che si stagliava su di noi in lontananza.

   – Hai ragione – dissi infine, – Tu sei questo per me. E molto altro. Mi tolgo un peso nell’ammetterlo. Non puoi sapere, la speranza e la leggerezza che sei stato, e il tempo anche, nuovo, mio finalmente.

    Presi coraggio. Non potevo credere che quella serata d’ottobre, quella Cagliari così bella e infida, mi avessero portato fino a lì.

   – Ho sempre sofferto per questo. Non essere capace di esprimere cosa ha significato averti nella mia vita. Lo sapevo, lo avevo ben chiaro nella testa e lo custodivo gelosamente. Ero felice di provare questo per te, ma avrei dovuto dirtelo.

   – Pensi che avrebbe cambiato le cose tra noi? – chiese.

   – Non lo so, forse. Comunque tu meritavi di saperlo. Perché se una persona è importante per un’altra, per un qualunque assurdo, improbabile motivo, dovrebbe saperlo, dovrebbe poterci pensare, in una serata d’inizio ottobre come questa, e sentire quel “significato” come una luce o un calore, e esserne fiero, provare gioia.

   – Però, anche se tu non mi hai mai detto niente, io avevo capito… di essere la tua zucca di Halloween.

   Risi forte. Alcuni skaters mi guardarono straniti e su una panchina poco lontano due anziani signori, che chiacchieravano fitti fitti dell’ultima partita del Cagliari, si zittirono, perplessi.

   – So che non vale molto, rivelartelo ora – confermai piano.

   Intanto sulla piazza era calata l’ombra; l’aria carica di umidità mi annunciò che presto ci saremmo separati. Il senso di ingiustizia, che sempre mi invadeva nel momento del saluto, si fece intollerabile quella sera. Pensai a qualcosa da dire, che ci trattenesse entrambi.

   – Tu, invece, sei questo per me – mi anticipò. – Il viaggio. La strada, non importa quanto lunga, in cui non cammino da solo. Sei lo sguardo che mi accompagna, così ho potuto affrontare il percorso, mettermi alla prova. Sei la sfida, mai semplice, per cui ancora non mi arrendo. Ecco perché tornerò sempre a passeggiare qui con te! – esclamò in tono divertito.

   Uno degli skater più abili, una ragazzina minuta con due lunghe trecce color rosso fuoco, si schiantò a terra, poco lontano da noi.

In molti si avvicinarono a curiosare, a chiedere se avesse bisogno d’aiuto.

E nel mezzo di quella piccola folla ci perdemmo, ancora una volta.

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