La città e la vigilia

In quella città, le mattine di vigilia sono percorse da una frenesia elettrica.

Badate bene, non parlo della “vigilia” per eccellenza, quella di Natale, che è l’essenza stessa dell’attesa, la felicità più limpida della fanciullezza. Da conservare anche solo in una scintilla, che possa accendersi calda e luminosa, per un battito di ciglia.

È una vigilia di Pasqua, questa, o magari di Ferragosto. Più blanda e sonnolenta, primaverile forse, certamente indecisa, ma pur sempre preludio di un tempo diverso.

Nel microcosmo di alcuni quartieri storici, in quella città, sembra che una forza invisibile orienti un gran numero di persone, spesso dotate di carrellini a due ruote o sportine più o meno variopinte, verso mercati e botteghe.

A passo svelto, quasi temessero di perdere un privilegio che di fatto è solo immaginario, si affrettano a ritirare pane e dolci, pasta ripiena e vino, da gustare con la dovuta lentezza.

Sono sapori semplici: niente di sofisticato, da “boutique” del gusto. Ce ne sono alcune, in questi quartieri, ma le persone di cui parlo non le frequentano.

Hanno fretta, coloro che sono percorsi da questa elettricità, perché stanno inseguendo un ricordo: attraverso il sapore si assicurano di evocare la presenza sfuggita tra le dita, ma mai dimenticata.

E sarà più fragrante, per loro, il pane di semola, decorato in forme meravigliose che preannunciano la festa imminente.

All’ora di pranzo, quelle strade si svuotano e le saracinesche si abbassano: la maggior parte non riaprirà fino al termine della festa.

Quiete e profumi di salse sobbollenti si impadroniscono dell’aria fino al primo pomeriggio, quando camminatori pigri e cercatrici vivaci escono, insieme a bambine e bambini pronti al gioco, per godere del tempo non programmato, in cui ci si può perfino annoiare.

Ci sono lettrici indecise, che finalmente hanno scelto la loro storia, e la panchina su cui consumarla. Ci sono ascoltatori, che guardano al mondo attraverso la musica che si irradia dai loro auricolari. Ci sono viaggiatori e viaggiatrici in grande ritardo: hanno aspettato fino all’ultimo momento per partire e trascinano valigie cariche delle loro piccole, grandi motivazioni.

Così arriva la sera, con lentezza.

L’imbrunire regala un tramonto acceso d’arancio e l’attesa si fa più densa: mentre tra bambini e bambine ci si interroga sul contenuto delle uova di cioccolata, sognando che la sorpresa sia proprio quella lungamente agognata, per gli adulti è difficile non restare impigliati tra le maglie di quel tempo vischioso, teso tra la giornata appena trascorsa e quella che sta per arrivare.

Ci si rifugia, spesso, nelle storie: un’epopea avventurosa, che al frusciare di ogni pagina trasporti in un mondo in cui si possa imparare ad affrontare il periglio, o un film già visto, che non tradisca le aspettative, nonostante la grande fuga di Steve McQueen sia destinata a finire male, ancora una volta.

In quella città, di notte, c’è chi ha il sonno leggero, che ricopre, impalpabile come zucchero a velo, pensieri e ragionamenti; c’è chi, invece, dormirà profondamente, lasciando alla veglia il peso di elucubrazioni troppo ingombranti.

A tutti loro il nuovo giorno porterà qualcosa.

È tempo di vivere quanto preparato, da sé e dal destino. I minuti, più veloci, si consumano.

E già, nel cuore, sboccia con dolorosa dolcezza la nostalgia della vigilia, quando ancora tutto era possibile.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di The Butcher The Butcher ha detto:

    Che bellissima descrizione. Fa assaporare quel tipo di routine della cittadina. Ottimo lavoro.

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    1. Avatar di Lorella_Co Lorella_Co ha detto:

      Ti ringrazio! Sono felice di averti comunicato questa suggestione di “vigilia”.

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