Di felicità e biglietti

– Scusa… mi daresti un consiglio? -.
Una richiesta timida, dubbiosa. L’ho sentita appena, nel trambusto della corsa al regalo. Due anziane sorelle, in particolare, battibeccavano su una tovaglia da infliggere a chissà chi, con una potenza di fuoco vocale capace di annichilire il buon vecchio Dean Martin. Sarebbe riuscito a tornare a casa per Natale? Non lo avrei mai saputo.
Eppure l’ho sentita, lei, esile ed elegante, che mi chiamava col tono di chi non vorrebbe disturbare, ma ha assoluto bisogno di farlo.
All’epoca ero una liceale in fissa per i Cranberries e chissà che stavo cercando in quel negozio. Forse sceglievo una carta da regalo tra le tante esposte e, all’improvviso, mi sono sentita chiamare fuori dalle mie elucubrazioni.
– Ecco, devo comprare un biglietto d’auguri e non so quale scegliere tra questi due…-.
Devo averci messo qualche secondo a elaborare la mia prima impressione. Capelli lisci e lunghi, biondo scuro, cappotto cammello, borsa nera, anzi, cartella… si, doveva essere una giovane professionista al suo primo impiego.
Istintivamente la percepii come una persona molto dolce, forse per quel suo sussurrare morbido, gentile.
Ho guardato i biglietti d’auguri, ma oggi, a distanza di anni, non ricordo quali disegni li decorassero. Entrambi, però, mi sembravano belli.
– A essere sincera mi piacciono tutti e due – risposi, – Probabilmente dipende anche dal destinatario…-. Non ho avuto il tempo di chiedermi se, per caso, non fossi sembrata indiscreta, perché lei si affrettò a raccontare.
– È per un ragazzo…-.
Pausa.
– Il mio ragazzo -.
Il viso, intanto, le era diventato porpora.
– Sai, stiamo insieme da poco tempo e ci tengo a scegliere un biglietto davvero bello per scrivergli…-.
Altra pausa – sospiro – pausa.
– Per scrivergli gli auguri -.
Non so che cosa dissi, ma di certo sono arrossita pure io, chissà perché. I dettagli sul destinatario mi orientarono a un consiglio che verteva sui toni del blu e dell’argento, ricordo solo questo. Ciò che ho pensato durante la conversazione, invece, lo ricordo molto bene: quella esile, quasi eterea giovane donna emanava felicità, pura e semplice. Emozione, forza, un pizzico di coraggio capace di infrangere i comportamenti consueti.
Se dovessi maldestramente disegnare questa scena, sarebbe un bozzetto tratteggiato con pochi colori, la voce cavernosa di Dean Martin a fare da colonna sonora alla scoperta che felicità e leggerezza le puoi vedere “fisicamente”, multiformi e poetiche, trasparire da una giovane donna innamorata, per esempio, nel bel mezzo di una caotica e cacofonica corsa al regalo.
Mi ringraziò del consiglio e disse che anche lei, in fondo, preferiva il biglietto che le avevo suggerito. Mi ringrazio ancora e ancora, come se l’avessi aiutata in un’impresa davvero titanica. Oggi mi è tornato in mente questo incontro, mentre passeggiavo tra le corsie semivuote di un grande negozio, era l’ora di pranzo e c’era un silenzio strano attutito dalla moquette.
È un bel ricordo, da tenere stretto. Ovviamente non so com’è finita quella storia d’amore e, dopotutto, non è importante. Più importante, per me, è ricordare la potenza di una felicità folle, la cura e l’attenzione riposte in gesti semplici, che raccontano storie complicate. D’amore e molto altro.

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