In volo

il

Sa Meri legò il fazzoletto color vinaccia sotto il mento e si rimirò nel frammento di specchio.
Lo usava solo una volta all’anno, in quella notte in cui il viaggio era tanto importante e atteso, e sempre si giudicava bella, nel modo in cui lei sola sapeva esserlo, ruvidamente scolpita e possente. Nel grande focolare ribolliva la minestra di verdure e legumi che avrebbe consumato al suo ritorno: la pentola di ghisa gorgogliava allegramente, quasi invitandola a sedere lì accanto, al caldo, mentre Pardu, muccittu serafico e silente, la fissava con uno sguardo che lasciava poco spazio alle interpretazioni.
Doveva partire.
Le era già capitato di volare con la neve e sapeva che, quando si fosse avvicinata al mare, sarebbe stata investita dal vento, ma come sempre avrebbe affrontato le sfide una dopo l’altra, manovrando il mezzo con l’abilità consueta. Mentre assicurava il carico alla coda, provò a ricordare le missioni più pericolose che aveva vissuto, ma chissà perché quel passato le parve nebbioso, come fosse stato la storia di qualcun’altra.
Schiarì la voce roca e imprecò.
Era stato un anno difficile, lo aveva sentito giorno dopo giorno nei pensieri di buoni e cattivi; pian piano era montata un’onda spaventosa e roboante, di rabbia, afflizione ed egoismo, e tutto era irrimediabilmente mescolato, come nel calderone della sua minestra. In quel fastidioso borbottio era difficile distinguere le parole di bambine e bambini, che pure lottavano per farsi sentire. Sa Meri, finalmente, lo ammise con se stessa: non si era mai sentita più stanca e disillusa, ma avrebbe volato per chiunque avesse creduto anche solo in un pizzico del suo mondo, dai gentili ai briganti, perché anche il carbone più nero sarebbe stato un segno della sua presenza, del suo sguardo su tutti loro.
Aprì la porta e la dimora di pietra tremò per il freddo, l’aria era leggera e argentina, così come la luna che la salutò con il suo sorriso sghimbescio.
Sa Meri si sollevò lentamente sul manto di neve che ricopriva il paesaggio circostante e attraversò il cielo terso, immobile.
Dalle montagne ghiacciate al centro dell’Isola, fino alle coste e oltre, avrebbe volato, portando in dono al mondo la sua storia preziosa, per poi tornare lì, davanti al fuoco, dove Pardu l’avrebbe accolta, pronto ad ascoltare con lei lo scorrere di un nuovo anno.

Buona Epifania.
L.

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