Babb’ulivo

il

Bosco d’Elafo si fece silenzioso.

Il vuoto lo percorse fino ai limiti estremi e, in una manciata di minuti, colmò ogni anfratto, restando sospeso tra gli alberi come nebbia.

Furono in molti, allora, a  dirigersi verso le Rocce Grigie, così come si era sempre fatto in quelle occasioni.

Camminando a passo lento tra i lecci, volando senza danze o trilli, tutti  i Viventi ascoltarono il presentimento che stava attraversando rami e radici trasformarsi in un mormorio basso, di attesa e incredulità.

Alcuni ricordarono altri giorni di vuoto opprimente; tuttavia, nel ripercorrere il passato, ammisero di non aver mai provato un simile turbamento. Una minaccia sconosciuta cresceva e cresceva, come una siccità improvvisa che prosciugasse le sorgenti e succhiasse via dalla terra ogni goccia d’acqua e di speranza.

Cervi e volpi, cinghiali e ghiri, aquile e corvi raggiunsero infine le Rocce Grigie; dalle possenti costruzioni degli antichi uomini videro il risveglio dei Dormienti, gli alberi più anziani del bosco, che ormai scuotevano le chiome appesantite dalle Ere sempre più raramente. Perfino loro, dunque, si misero in attesa, borbottando per essere stati disturbati.

Fu il giovane Pellegrino, infine, a portare la notizia.

Planò con ali di falco tra i lecci e guardò i Viventi dall’alto: tristi furono i suoi versi nell’annunciare il Fuoco.

Era divampato nel cuore dell’Isola e aveva raggiunto Babb’ulivo, antico olivastro, lambendolo fino alle radici contorte, aggrappate alle profondità della Terra e del Tempo.

Testimone di millenni, custode di storie, la sua voce era stata da sempre consiglio e consolazione, in tutti i boschi dell’Isola e oltre: Babb’ulivo ora taceva e il vuoto, un nulla denso e senza radici, si era impadronito dell’aria.

Pellegrino scese in picchiata su Bosco d’Elafo.  Il silenzio fu lacerato dalla rabbia.

“Brucia Babb’ulivo!”.

“Perché non hanno protetto il Grande Padre?”.

“Chi ci racconterà le antiche storie?”.

Trascorsero lunghe ore, poi, tra le urla cariche di risentimento, il falco Pellegrino colse una voce timorosa e tuttavia argentina: era una piccola ginestra, fiorita di giallo dorato, luce flessuosa nel vuoto nebbioso. 

 “Babb’ulivo racconta ancora! Dalle profondità della Terra, lo sento!”.

A Bosco d’Elafo tutti i Viventi si misero in ascolto. Non era facile abbandonare la disperazione e sforzarsi di sentire: i vecchi Dormienti però non si arresero, tesero le foglie verso il cielo e le radici scricchiolarono, affondando in profondità ancora un poco, dopo tanto tempo.

“La piccola ginestra ha ragione!”.

“Si, lo sento anch’io!”.

Solo una parola aveva attraversato il fuoco, si era insinuata tra le radici millenarie e aveva viaggiato per raggiungere chiunque custodisse ancora una piccola, insensata speranza.

“Aspettatemi”.

***

NB: Poche righe dedicate all’olivastro millenario di Cuglieri, bruciato nei terribili incendi che hanno funestato la Sardegna nei giorni scorsi. Bruciato, ma, forse, non del tutto perduto. Lo spero davvero!

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