Splendo ancora

E va bene, lo ammetto.

Avere la casa decorata con gli addobbi natalizi quando, già da tempo, dalle pasticcerie del quartiere si spande il profumo di zeppole e fatti-fritti è una vergogna. Quest’anno però ho la consolazione di non essere l’unica, nella strada dove abito, a tenere le lucine intermittenti ancora accese nel balcone; credo di aver convinto almeno altre due persone, con la mia perseveranza sfavillante, a illuminare la via di piccoli led e me ne compiaccio.

Forse pensano di essere loro ad aver persuaso me a continuare, forse stiamo facendo una tacita gara “a chi resiste di più”, sta di fatto che i nostri balconi brillano ancora: ormai non si tratta più di nostalgia del Natale, del non volerlo lasciar andare via troppo presto, ma di un segno, una piccola consolazione quotidiana o, forse, una puntuale affermazione di sé, “ci sono e splendo ancora”.  

Nemmeno io saprei dire perchè, in fatto di addobbi natalizi ritengo di aver ormai raggiunto il livello “talebana”, comincio a disseminarli per casa non appena ho ritirato le varie zucche di Halloween, ma quest’anno il pensiero di chiudere in una scatola le piccole luci mi suscita una malinconia diversa, che ha l’amaro sapore di resa e di rassegnazione. Sarà che ultimamente capita di doversi adeguare a troppe regole, sarà che, a intervalli più o meno regolari, la vita rifila schiaffi schioccanti, sarà, in definitiva, che tocca “prendere atto” di un’infinità di situazioni e che prenderne atto è l’unica azione “non-azione” che è concessa, si agisce di conseguenza, “passivamente”, se mi permettete l’ossimoro.

Per carità, ci vuole una grande forza per “prendere atto”, ci vuole pazienza, resistenza. Quanta, dopo due anni di pandemia? Lavoro intermittente, altro che lucine di Natale? Persone che vanno, vengono, deludono? L’elenco potrebbe continuare e sarebbe pure un po’ noioso, scontato: lo conosciamo in tanti, no? Tuttavia, credo ci sia un limite alla passività forzata, alla sopportazione paziente e allora, quasi inconsciamente, si cominciano ad attuare piccole strategie di libertà, si cambia lo schema.

È come se lo vedessi, il mio dirimpettaio, la mattina del 7 gennaio, pronto a smontare tutto, a inscatolare e riporre, a fare “ciò che è giusto”: poi, un guizzo nei suoi occhi, si chiede perché dovrebbe privarsi di quei bagliori, di quella piccola magia. “Me la tengo ancora un po’ la luce, la regalo a chi passa in questa strada di Cagliari, a chi magari, alzando gli occhi al cielo, si sentirà sollevato da questo segno, da questa presenza”. Minuscole, inattese ribellioni. Si comincia da una luce di Natale e poi ci si prende del tempo, che ne so, per non fare quello che tutti si aspettano, per non dire si, per non fare uno sforzo, per non abbozzare ancora una volta.

Potrebbe essere una microscopica rivoluzione quotidiana, per dire “sono ancora io”.

È anche vero che potrebbe essere pigrizia, per la faccenda delle luci nel balcone.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Speranza ha detto:

    Nel mio paese gli addobbi di Natale nelle strade sono ancora tutti accesi. Alberi compresi.

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    1. Lorella_Co ha detto:

      Ciao Speranza, si, ho letto che in alcuni paesi ci sono ancora le luminarie, a causa di covid e quarantene non hanno potuto toglierle, non so se sia questo il caso anche nel tuo paese. A Cagliari hanno spento e smontato tutto abbastanza velocemente e penso sia giusto, sarebbe uno spreco tenere accese le luci di Natale per troppo tempo… a me, però, tenerle accese sul balcone per qualche ora, ancora per un po’, rasserena. Un pò di magia, un po’ di luce in questi tempi difficili.

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  2. Luca ha detto:

    Ciao Lorella! 🙂 Anche io a casa ho smontato tutto, eppure in giro c’è ancora qualcuno che ha ancora le lucine intorno al balcone; forse proprio per ribadire il concetto che hai scritto tu. A proposito, mi piace l’espressione “ci sono e splendo ancora”: penso che in ciascuno di noi ci sia una (anzi, tante) lucine che lo facciano splendere… ed è bello così, non credi? 😉 Buonanotte, un abbraccio. ❤

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    1. Lorella_Co ha detto:

      Buongiorno Luca, si, credo che le piccole luci facciano parte di noi. Forse la sfida consiste proprio nel custodirle e farle brillare, anche nei momenti più difficili. Non è sempre facile, anzi…
      Buona giornata 🙂

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