Prigione

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In queste giornate, più che mai, la casa è rifugio.

Posso riempirla di storie, di musica, di desideri. Ha dentro ciò che serve.

Però, mi dico, è troppo comodo così. Mi sto solo nascondendo.

Allora esco, preparo quell’immagine di me che inseguo, allegra, affidabile, disponibile, pronta a spendere qualche manciata di euro, e scendo giù, lungo una delle strade cagliaritane dello shopping, provando a non sudare troppo perché rovinerebbe il trucco.

Cammino piano, l’aria è una melma densa, e l’unico squarcio di refrigerio arriva dai negozi, le porte scorrevoli di bar e boutique si aprono e si chiudono e io sento come un respiro lento e fresco, che mi spinge a proseguire, a sperare che ci sia qualcosa di nuovo, di inatteso. Una parola, magari, e qualcosa da ricordare.

Lei, lei la invidio per essere uscita conciata così, che coraggio. La si definirebbe una “ragazza semplice”, ma è solo sciatta.

Quella, invece, potrebbe indossare un sacco, e tutti, tutti la guarderebbero, invocando il miracolo della sua bellezza impudente.

Lui non avrei voluto incontrarlo, spero che non mi saluti, che non mi veda, che finga.

Questa, se mi parlasse, “Come stai bene così”, mi direbbe; Così come? Quest’altra invece non riuscirebbe a trattenersi, “Sei un po’ ingrassata”, mi rimprovererebbe.

Lui mi troverebbe troppo, troppo magra, anzi forse solo stanca, “Si vede”, mi direbbe, “Proprio distrutta” e poi inizierebbe a raccontarmi perché è lui ad essere terribilmente provato dalla sua esistenza.

Lei, con i capelli ricci e corti, così buffa con quel suo modo di camminare quasi saltellante, mi abbraccerebbe, perché intuirebbe almeno qualcuno dei miei pensieri e saprebbe quanto rapidi  mi attraversino e quanto incidano in profondità.

Lui mi sfiora una spalla.

Vorrei essermi truccata di più, no no, forse un po’ di meno. Avrei dovuto indossare il vestito nero. Le scarpe basse sono comode, certo, ma quanto poco mi valorizzano.

Gli sorrido e quel sorriso, quello che ho desiderato fare, e regalargli, fa baluginare nella vetrina la mia immagine, vedo solo le occhiaie violacee e i capelli crespi, tutto per colpa di questo maledetto caldo umido, che mi avvolge come mi fossi tuffata in una ragnatela.

Non so dire quanto duri, qualche minuto in discesa, forse, insieme a lui che ha deciso di accompagnarmi. Sembra così tranquillo, sembra che il suo pensiero sia uno, solo quello che viene fuori dalle sue labbra, mentre io combatto, sono fuori e sono dentro, fuori e dentro, e sto decidendo se mi merito questo incontro, se sto sprecando un’occasione, se ho già rovinato tutto.

Forse, forse più tette, più sorriso, più armoniosa. Forse dovrei essere più giusta.

E finalmente lei, quella ragazza con i capelli corti che appena un minuto fa mi ha abbracciata senza dire una parola, lei, che ha riconosciuto i miei pensieri, torna sui suoi passi, mi fissa come a dire, ehi, che stai facendo, smetti di guardarti da qui fuori, entra dentro, recupera il tuo sguardo, riunisciti al pensiero, quello bello, che ti ha fatto desiderare di camminargli accanto, non importa quanto caldo ci sia, non importa il trucco che si scioglie, il giudizio degli altri buttalo al cesso, quello della donna che “Non sono una coppia ben assortita” o dell’uomo che “Lui potrebbe trovare di meglio”, riducilo in piccole particelle infinitesimali, poi lasciale andare con l’aria condizionata che respira dai negozi.

Ascolta solo la tua voce. Quella che ti ha sussurrato il desiderio di uscire di casa, quella che sa la verità: è nelle parole che scambiate, nei sorrisi, in quel senso del tempo che pare fuggire via.

In queste, di giornate, la casa è un rifugio. Ci metto dentro storie, musica, qualche piccolo desiderio esaudito. È il pensiero di una discesa, lungo una delle strade cagliaritane dello shopping, che ripercorro avanti e indietro, con una felicità amarognola che mi si scioglie in bocca e una voce infida che mi sussurra, la prossima volta, la prossima volta forse, col vestito nero e il rossetto.

In queste giornate la casa è una prigione.

17 commenti Aggiungi il tuo

  1. maxilpoeta ha detto:

    simpatico questo racconto di una caldissima giornata in Sardegna, dalle vostre parti posso solo immaginare quanto si debba patire il caldo, già qua da me si muore. Le case sono prigioni calde in questo periodo, a meno che tu non abbia l’aria condizionata 😊 io ad esempio non ce l’ho e mi faccio coraggio con un ventilatore di fronte..😊

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    1. Lorella_Co ha detto:

      Grazie Max! Si soffre, soprattutto se manca il vento. E si, la casa può essere una prigione fastidiosa… un po’ come le prigioni mentali che spesso ci impediscono di vivere pienamente i momenti piacevoli.

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  2. Luca ha detto:

    Bel racconto, complimenti! 🙂 In effetti in questo particolare momento, me ne starei bene a casa anch’io… Ti dico intanto che presto aprirò un nuovo blog, e quello attuale non esisterà più. Mi farebbe piacere se ti affacciassi anche lì.
    Buona serata! ❤

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    1. Lorella_Co ha detto:

      Ciao Luca, grazie! Mi affaccerò volentieri al nuovo blog, quando sarà fammi sapere il nuovo “indirizzo”!

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      1. Luca ha detto:

        Non manchgerò sicuramente Lorella! 🙂

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  3. paolapioletti ha detto:

    È proprio vero, casa che in genere custodisce d’estate sa di gabbia… non a caso non amo l’estate ma adoro l’autunno.

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    1. Lorella_Co ha detto:

      Ciao Paola! Si, anch’io amo l’autunno, con le sue temperature più vivibili e le sue atmosfere… e Halloween, una ricorrenza per me molto significativa! Mi sembra di capire che in questo siamo simili, grazie di essere passata!

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      1. paolapioletti ha detto:

        Assolutamente si Lorella, sono amante di quella festa per me unica🖤

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      2. Lorella_Co ha detto:

        Mi fa piacere aver incontrato uno spirito affine. Su questa ricorrenza, in Italia, ci sono tanti pregiudizi, che di fatto si basano sulla poca conoscenza delle tradizioni che invece sono ben radicate anche nelle nostre terre 🙂

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      3. paolapioletti ha detto:

        Esatto, tu pensa che è anche parte del mio lavoro😃👻👻

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      4. Lorella_Co ha detto:

        Davvero? Che meraviglia!

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      5. paolapioletti ha detto:

        Siiiii😍

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  4. marcello comitini ha detto:

    Racconto interessante che mette in luce titubanze e incertezze di una donna che in fondo si ama (e per questo si sdoppia) e che teme d’essere amata. Der resto è proprio di coloro che si amano, temere d’essere amate, e allora cercano in sé tutti motivi che giustifichino i timori. Devo farti i complenti, Lorella? Non credo: te li hanno già fatti (e meglio di me) coloro che mi hanno preceduto. Però ti posso augurare la buona serata.

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    1. Lorella_Co ha detto:

      Grazie Marcello, sono onorata. Ti posso dire che hai colto perfettamente un aspetto di questa donna. Buona serata anche a te.

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      1. marcello comitini ha detto:

        Un solo aspetto? Almeno due! Scherzo! Grazie della risposta 🌹🙏

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      2. Lorella_Co ha detto:

        Anche più di due! “Sdoppiarsi” e “giudicarsi dall’esterno”, con severità, è effettivamente indice di timore, come hai scritto. Temo che in molti, soprattutto donne ma non solo, lo facciano, in particolare riguardo l’aspetto fisico. E ci si perde magari la bellezza di certi momenti. Ancora grazie!

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      3. marcello comitini ha detto:

        Grazie Lorella 🌹della risposta che ho molto gradito🙏

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